martedì 16 dicembre 2008

We wish you a Merry Christmas






Un augurio di felice Natale a tutti i lettori di queste pagine.
Milladesign & Groovier

martedì 4 novembre 2008

A volte ritornano

E' un po' che sono assente da queste pagine, ma gli eventi della vita talvolta distraggono dalle cose piacevoli per catapultarci in una tempesta di merda. 
Ora che sembra che la tempesta stia passando, e in fondo posso iniziare a dire che poche merde mi si sono spiaccicate addosso, mi riaffaccio sul mondo dei liberi blog e spero di iniziare nuovamente a dare sfogo alla mia vena di scrittore da strapazzo.
Grazie a chi in questi mesi ha periodicamente visitato il blog per vedere se qualcosa di nuovo era nel frattempo nato.
Grazie all'altra metà del blog che nella mia fase di latitanza ha fatto il possibile per allietarci con qualche parola.
A prestissimo - è una minaccia, non una promessa ;)

domenica 12 ottobre 2008

Party (ma prima o poi ritorny)

Una delle caratteristiche dell'essere nel mondo della pubblicità a Milano, è avere accesso (e di conseguenza frequentare) le feste dell'ambiente: da Google a Radio 105, da Sky a Tuttogratis.it, tutti i grandi e piccoli concessionari di spazi pubblicitari danno ogni sei mesi un party per ricordare ai propri clienti attuali e futuri investitori che loro ci sono e li tratteranno bene, risultato:


- gente in cravatta e blackberry che, senza ritegno alcuno, prende d'assalto buffet e open bar
- gente che litiga con le hostess per andare via con due gadget invece di uno (va detto che i gadget delle feste sono lo "scalpo" del 2000)
- persone che dopo 10 ore di ufficio ancora fanno finta di interessarsi al lavoro
- persone che dopo 10 ore di ufficio in cui sono stati inflessibili con partner e colleghi, perdono totalmente il controllo, e, ciucchi come zucche, dicono a colleghi e conoscenti cose di cui il giorno dopo si pentiranno sicuramente.

Bene, in genere queste feste sono davvero divertenti, giuro.

Poi ci sono altre feste: quelle a cui *tutti* devono partecipare, e quando dico *tutti* intendo dire *tutti*

In genere si svolgono o 1) nel locale più in voga del momento 2) in un capannone industrale che contenga più gente possibile
Gli organizzatori tentano di limitare l'afflusso creando liste chiuse e accrediti vip, ma in realtà il cliente (cioè quello che di fatto paga per la festa) vuole che diventi il party dell'anno, perciò....
dopo un timido tentativo dei buttadentro/fuori di fare una selezione all'ingresso, la calca è tale che l'organizzazione a un certo punto crolla, si aprono le gabbie e via tutti alla festa.

Perciò:
- sei arrivato alla festa alle 23 circa (non sei mica un perdente, che arriva all'ora scritta sull'invito!)
- hai fatto circa mezz'ora di fila per passare lo sbarramento dei buttadentro
- venti minuti circa di calca per entrare *effettivamente* alla festa (non scherzo)
- altra mezz'ora per arrivare al (open) bar, dove ti servono un vodka lemon orribile per default (nessuna possibilità di scelta)
- sei in un capannone di 1 km quadrato con un soffitto alto circa 10 metri, ma c'è talmente tanta gente che stai sudando
- è mezzanotte e 20 circa e ancora non ti sei divertito (se non nel vedere qualche ex-figa televisiva di quasi 50 anni si dimena in zona vip con fidanzato lobotomizzato trentenne)
- sei l'unico (o uno dei pochi evidentemente) che si è accorto che *comunque* state assistendo a un concerto degli Earth, Wind & Fire (!!!)
- affronti la calca ed esci (c'è la fila per uscire!)
- alle 00 e 30 sei via dalla festa
- hai buttato un sabato e sei, come dire, contrariato
- d'altronde domani potrai raccontare agli amici di essere stato alla festa dell'anno.

Sinceramente sta roba mi fa vomitare.*

*Ogni riferimento alla festa Diesel XXX dell'11 Ottobre 2008 è da considerarsi puramente casuale.

sabato 26 luglio 2008

Duane Michals 50


Dopo una triste gita a vuoto di qualche mese addietro, di cui vi risparmio i risvolti fantozziani, finalmente ce l’ho fatta!
Rientro ora da una delle mostre di fotografia più belle che abbia mai visto.
200 scatti, talvolta isolati, talvolta parte di una “photographic story”, raccontano 50 anni di carriera di uno dei fotografi più geniali e spontanei del nostro secolo. Per la prima volta, delle immagini non scattate da me mi hanno trasmesso sensazioni ed emozioni forti, e il mio apprezzamento non si è limitato agli aspetti tecnici o allo stupore per la perfezione dell’istante catturato nella foto.
Duane Michals (USA, 1932) sino ad allora graphic designer, esordì come fotografo nel 1958, in occasione di un suo viaggio in URSS nel corso del quale, con una macchina fotografica presa in prestito realizzò una serie di ritratti di gente comune che riscossero un enorme successo in ragione della loro semplicità ed incisività (questa serie di ritratti è stata da lui intitolata “The photographs that changed my life” – mi viene da chiedermi se, impegnandomi a fondo e ancora di più, sono ancora in tempo anche io…). Da quel momento in avanti continuò a fotografare e ad innovare il mondo della fotografia: da un lato con i Foto-Racconti, sequenze di scatti che descrivono per lo più scene di breve durata, con un impianto ed un linguaggio quasi cinematografici, dall’altro con i Foto-Testi, in cui immagine e testo si fondono dando vita a un risultato unico, talvolta ironico, talvolta carico di risvolti profondi e drammatici.
Non vi racconto oltre dell’autore, solo qualche riflessione personale sulla mostra.
Spesso mi sono chiesto se la fotografia abbia o no il diritto di essere considerata arte. Oggi sono riuscito a rispondermi in modo univoco: sì, almeno in certi casi.
In 200 fotografie oggi ho visto poesia, ironia, introspezione, riflessioni sulla morte, sulla società e sulla religione. Nemmeno in una di queste immagini ho colto “il lato commerciale della faccenda”. Mi spiego meglio. Nemmeno i ritratti di personaggi famosi (per lo più artisti, da DuChamp a Wharol, passando per Magritte ma anche attori, registi ecc. ecc.) sembrano realizzati su commissione, ma appaiono come il frutto di un’ accurata ricerca volta a confondere il soggetto con il frutto della sua arte. 
Una bellissima mostra in bianco e nero, ad eccezione dell’ultima serie scattata in Giappone (2007) e di qualche caso isolato di – credo – almeno 15 anni fa, con tante stampe in piccolo formato (splendide), testi scritti a mano dall’autore, emozioni e sentimenti che da Michals si sono trasmessi alle foto e da queste agli spettatori.
Se siete da quelle parti approfittatene: sino al 14 settembre, Verona, Scavi Scaligeri (in centro, dietro Piazza delle Erbe), lunedì esclusi, dalle 10 alle 19.
Credetemi, i 4.10 euro del biglietto di ingresso sono soldi ben spesi.

domenica 15 giugno 2008

Le Strade di Francia

Parigi, Parigi a me va bene per non tornare più
così dicevi perché i miei occhi pieni di stazioni e chiese
ritornassero blu
Le mani, le mani già lo sanno che non vivranno qui
e, mi spiegavi, per questo vedi amore non si fermano un momento
e tremano così.

perché le cose non vanno mai come vuoi tu
anzi è più facile cambino ancora di più

Così io ti prendo per mano e ti porto con me
perché a darsi un appuntamento che speranza c'è

Le strade, le strade dei francesi che non ho visto mai
eh, ma se i sogni non li avessi già completamente spesi
in quello che sai

perché le cose non vanno mai come vuoi tu
anzi è più facile cambino ancora di più

Così io ti prendo per mano e ti porto con me
perché a darsi un appuntamento che speranza c'è

E se Parigi è così immensa e tu non hai paura come me
per queste strade di Francia io vengo con te

E allora adesso che ogni cosa ha un nuovo nome
e questo nome me lo insegni tu
com'è che vivo ancora tra una chiesa e una stazione
e i miei occhi, i miei occhi non ritornano blu...

Daniele Silvestri, 1996

venerdì 13 giugno 2008

La casa




martedì 27 maggio 2008

La mia città


Una tipica città di mare, come tante in Italia, ma a suo modo unica e diversa da tutte le altre che ho visto.
Saranno i suoi 4000 anni di vita, saranno i dieci colli su cui si adagia, che la fanno assomigliare a una piccola San Francisco ricca di salite mangia frizione, saranno i suoi abitanti, in cui si mescolano almeno dieci tipi di sangue diverso (dai fenici agli austriaci, in tanti ci hanno messo sopra le mani), ma la mia città ha un fascino unico, e non solo ai miei occhi di persona che ci è nata.
Una città fatta di pomeriggi estivi assolati e soffocanti, quando le scarpe lasciano i segni sull’asfalto, di giornate invernali luminose e quasi irreali che si alternano a giornate in cui il vento freddo taglia la pelle ed entra nelle ossa. Una città fatta di mattine del 25 dicembre in spiaggia, che tanto c’è il sole e si può stare in camicia senza avere freddo, ma anche di mattine che la nebbia è talmente fitta da non far vedere la facciata del palazzo di fronte.
Una città che nel 1943 è stata quasi rasa al suolo dalle bombe inglesi ed americane, che è rinata in modo un po’ caotico e disordinato per dare di nuovo una casa ai suoi abitanti e che solo ora sta ritornando ad avere un po’ dello splendore che merita.
E’ una città di cui sento la mancanza, ma è anche una città che mi spaventa per il suo isolamento, per i suoi ritmi placidi a cui ho perso l’abitudine dopo aver trascorso metà della mia vita tra le nebbie e la frenesia del nord.
Una città fatta di persone quasi sempre abbronzate, che il mare è a 5 minuti dall’ufficio e all’ora di pranzo si va a mangiare in uno dei tanti baretti sulla spiaggia. Ma anche una città virtuale, fatta da tante persone che hanno scelto un altro luogo per la loro vita, che bramano vederla e viverla per qualche istante ma presto fuggono per un altrove meno affascinante, meno semplice da abitare ma allo stesso tempo più facile da vivere.